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Itinerari

 

 


 

 

La città di Agrigento

Questa era Akragas, "la più bella città dei mortali, la più ricca ed ospitale, porto benedetto dai forestieri ove non alberga falsità". Questo era il mito decantato in tutto il mondo conosciuto, sopravvissuto alle ingiurie del tempo e degli uomini, vittorioso su ogni sopraffazione, vivo e forte come vive e forti sono - ancora- le pietre sacre di Akragas. "Quando non resterà nessuna traccia del passato, quando terremoti ed invasioni avranno distrutto tutto, dalla terra benigna rifiorirà, sotto i passi del guerriero scatenato un sì meraviglioso paradiso che il povero Agrigentino, oppresso e snervato, potrà ancora chiedersi con orgoglio: esiste un paese in cui la ricchezza si unisce alla bellezza?" (J.H. Bartels, XVIII secolo).

 

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La città di Agrigento venne costruita dagli Arabi nel IX sec d.C. sulla antica acropoli greca. Nel volgere di pochi anni essa crebbe e si sviluppò fino ad occupare un posto di grande rilievo nella storia della Sicilia araba. A tal proposito Al-Idrisi, biografo di Ruggero II: "Kerkent, città molto fiorente, da annoverare fra le metropoli più illustri, animata da un continuo andirivieni di gente. Robusta ed alta la rocca, ridente la città che è di assai antica civiltà e di fama universale. Kerkent è una delle più importanti fortezze e paese fra i più eccellenti. La gente vi accorre da ogni parte; qui si radunano le navi; qui convergono le brigate. I suoi palazzi superano in altezza quelli di altre città e sono una vera seduzione per chi li ammira. I mercati si presentano quali empori di prodotti di ogni genere, con una svariata scelta di merci e articoli. Kerkent, che possiede anche orti e giardini lussureggianti, nonchè una ampia varietà di prodotti frutticoli, è città antica le cui vestigia sono indizio della trascorsa potenza."

 

Agli Arabi succedono i Normanni che conquistano la città nel 1086. Da allora, per più di ottocento anni essa prenderà il nome di Girgenti, nome che manterrà fino al secolo scorso quando, nel periodo fascista, lo  vedrà cambiare in Agrigento. Nel 1232 fu  proclamata da Federico II "Città Magnifica", per i palazzi, per le chiese, i monasteri e i santuari.

 

Akragas fu citata da scrittori del calibro di Virgilio nell'Eneide, e dal poeta Pindaro che per la sua magnificenza la definì ''la più bella tra le città dei mortali, l'amica del fasto, la sede di Persefone''. L'antica Akragas, nel V secolo a.C., era un fiorente centro culturale, patria del filosofo Empedocle, frequentata da Pindaro e Simonide.

 

In epoca romana la Valle dei Templi fu visitata da Cicerone, alla ricerca di prove che incastrassero l'ex governatore della Sicilia Verre (73-71 a.C.) accusato di avere imposto tributi eccessivi ai coloni, e, come detto, fu descritta da Virgilio nell'Eneide. Dal medioevo fino ai nostri giorni, ha richiamato e ispirato diversi filosofi, scrittori, poeti e pittori. Solo per citare i più noti: Ludovico Ariosto, Goethe, Maupassant, Alexandre Dumas, Anatole France, Murilo Mendes, Lawrence Durrell, Francesco Lojacono, Nicolas de Stael, Salvatore Quasimodo, Luigi Pirandello.

 

IL CENTRO STORICO

Adagiata sulla parte sommitale ovest della collina, il centro storico di Agrigento conserva sostanzialmente l’impianto urbanistico tipico di una cittadina islamica, con una struttura irregolare e un’intricata rete di stradine, vicoli e cortili.

Il Centro Storico di Agrigento è individuabile sulla sommità occidentale della collina dell'antica Girgenti. Risalente all'età medioevale del IX e XV, conserva ancora oggi edifici medioevali quali Chiese, Monasteri, Conventi, e Palazzi Nobiliari che fecero della città di Girgenti una perla del Medioevo. Anche se il Centro Storico di Agrigento risulta degradato dal tempo, e bisognoso di ristrutturazione, si possono ancora visitare alcuni dei monumenti principali, come la Cattedrale di San Gerlando, il Monastero di Santo Spirito, le Porte delle Cinta Muraria, Palazzi Nobiliari. Frutto di stili di costruzione a volte totalmente diversi, le chiese contengono all’interno dei veri e propri tesori di arte sacra molto spesso sconosciuti al grande pubblico.

 

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La visita del centro storico inizia a Porta di Ponte e si snoda attraverso la via Atenea il cuore di questa parte storica di Agrigento, lunga arteria ricca di bei palazzi d’epoca e numerosi edifici sacri che si snoda sinuosa per quasi tutto l’asse della città che si diparte dalla monumentale Porta di Ponte, o Porta Atenea e le viuzze adiacenti: Chiesa di San Pietro, Monastero di Santo Spirito, Palazzo Celauro, Chiesa di San Francesco, Chiesa del Purgatorio, i misteriosi  Ipogei.

 

Lasciato subito sulla destra il complesso dell’ex ospedale civico, costruito nel XVI secolo a ridosso della chiesa di S. Giovanni dei Teutonici, oggi in completa rovina, sempre sulla destra di imbocca la stretta via Porcello che, attraversando l’antico quartiere del Pojo, conduce all’abbazia di Santo Spirito “nominato prima”, uno dei più bei monumenti siciliani. Costruito nel 1260, il complesso è costituito dalla Chiesa e dall’adiacente Monastero Cistercense. L’adiacente monastero o Badia Grande, risalente al 1290, è impreziosito dal magnifico chiostro quadrangolare, uno dei più antichi e meglio conservati della Sicilia. All’interno vi sono conservati alcuni affreschi risalenti ai secoli XIV e XVI.

 

Ci si inoltrerà nell'antico abitato medievale passando per Santa Maria dei Greci Costruita nel XII secolo, essa poggia le sue fondamenta sul basamento di un tempio dorico del v secolo a.C. che alcuni ritengono essere quello di Athena, sull’acropoli di Akragas.

La biblioteca lucchesiana Fondata nel 1765 dal vescovo Lucchesi Palli, la biblioteca contiene oltre 50.000 volumi antichi e manoscritti... per concludere la visita alla Cattedrale di San Gerlando fondata verso la fine dell’XI secolo dal vescovo agrigentino Gerlando, il tempio, di stile normanno-gotico, venne più volte ingrandito e rimaneggiato a partire dal XIV secolo e sino al XVII secolo, conservando dell’originario impianto solamente le magnifiche monofore, ancora visibili sul fianco destro, di notevolissima importanza il tesoro della cattedrale, particolarmente ricco di opere d’arte di alto valore storico ed artistico e nel quale spicca il celebre sarcofago di Fedra, elegantissima opera marmorea romana degli inizi del III secolo d.C. ispirata allo stile greco del V secolo a.C., attualmente conservato nella chiesa di San Nicola.  

La stessa toponomastica di questi quartieri ha peraltro mantenuto termini quali “bac bac” (sinuoso), “bibbirria” (Bab-er-rjiach = porta del vento), “rabbato” (sobborgo), “funnacu” (magazzino).

 

 

 

foto Maurizio Guarneri

 

 

 

 


 

 

 

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