
Tempio della Concordia "foto Archivio Parco Valle dei Templi"
La Valle dei Templi di Agrigento rappresenta la massima espressione della civiltà greca classica in Sicilia. Sorge sul fianco di una collina che degrada dolcemente verso il mare, incorniciata dal letto dei fiumi Akragas e Hipsas. Immersa nell'incanto di un paesaggio caratterizzato da mandorli che già a gennaio si coprono di una nuvola di candidi fiori bianchi e profumati, la Valle degli Dei o Akragas venne fondata nel 580 a.C. da coloni provenienti dalla vicina Gela guidati da Aristinoo e Pistilo. Insieme a Gela e alla potentissima Siracusa, Akragas costituì per secoli un grosso ostacolo alle ambizioni cartaginesi sulla Sicilia.
Lo splendore architettonico dell'antica città era ben noto già nel mondo di allora, tant'è che il filosofo Empedocle scriveva: ''gli abitanti costruivano come se non dovessero morire mai''. Infatti ben sette Templi dedicati ad altrettante divinità si ergevano lungo il perimetro della città, dando un'idea d' imponenza e maestosità soprattutto ai naviganti che approdavano nelle vicine coste.
Dichiarata nel 1998 dall'Unesco Patrimonio Mondiale dell'Umanità conserva ancora in ottimo stato antichi templi costruiti in tufo arenario conchiglifero, dal colore giallo intenso, che alla luce del tramonto diventa rosa o acquista il tono caldo dell'ambra. Lo stile utilizzato è quello dorico con sei colonne sul lato frontale, tranne nel Tempio di Zeus Olimpio che presentava sette semicolonne incassate in un muro che chiudevano tutto l'edificio. I templi furono orientati verso est in maniera tale da permettere al sole nascente, fonte di ogni forma di vita, di illuminare le statue delle divinità poste all'interno della cella d'ingresso. Gli edifici furono denominati con nomi greci, tutti quasi allineati ed eretti durante il V secolo a.C. a testimonianza della prosperità della città. Incendiati dai Cartaginesi nel 406 a.C., furono restaurati dai Romani intorno al I sec. a.C. rispettando l'originale stile dorico. Oggi l'unico che rimane intatto è il Tempio della Concordia, mentre gli altri crollarono in seguito a diverse scosse sismiche o alla furia devastatrice dei cristiani avallati da un editto dell'imperatore d'Oriente Teodosio (IV sec.). Durante il Medioevo i materiali di costruzione furono smontati ed utilizzati per costruire altri edifici. Ad esempio il Templio di Zeus Olimpo, chiamato per questo motivo Cava dei Giganti, fornì materiale per la Chiesa di San Nicola e per il braccio settecentesco del molo di Porto Empedocle.
Il tempio della Concordia
“Nel tempio della Concordia - scrive Pietro Griffo, uno dei massimi studiosi di Akragas - l’architettura dorica della metà del V secolo a.C. ci si presenta in tutta la gamma di raffinate sottigliezze che ne caratterizzano lo stile (...) il tempio della Concorda, a parte la suggestione del grandioso paesaggio che gli sta d’intorno, si riflette nella sensibilità del visitatore con vibrazioni che sanno di musicale, con rapimenti di stupefatto incantesimo. E voglia Dio che il visitatore vi capiti nella magica ora del tramonto: ne riporterà un’impressione che non lo lascerà più per tutta la vita”. In breve, un’opera sublime che, in maniera superba, rappresenta la cultura greca di Sicilia in tutto il mondo.
Il tempio di Giove Olimpico
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“I sacri templi e quello di Giove particolarmente, provano lo splendore della città a quell’epoca...”. Così Diodoro Siculo descriveva questo immenso edificio sacro, uno dei più grandi in assoluto dell’antichità. Costruito nel periodo più splendido della storia di Akragas, questo immenso tempio presentava una soluzione del tutto nuova dal punto di vista architettonico: i Telamoni, colossali figure umane con le braccia piegate ai lati della testa in modo da costituire un idoneo piano di appoggio della immane trabeazione e, pertanto, partecipi della funzione portante. Gli ultimi 3 telamoni ancora in piedi rovinarono nel corso di una notte del dicembre 1401: da quel giorno la loro figura è divenuta il simbolo della città con il motto : “Signat Agrigentum mirabilis aula gigantum”.
Il tempio di Giunone
Posto nella parte più alta dell'antica città greca, il tempio venne costruito, intorno alla metà del V secolo a.C. Esso è dedicato alla dea Era Lacinia (Giunone) moglie di Zeus.
Il tempio è esastilo (sei colonne in larghezza) e periptero (tredici in lunghezza). Presso questo tempio gli antichi Greci solevano celebrare i matrimoni alla conclusione di un particolare rito che vedeva protagonista un'agnella. Infatti, prima che il matrimonio venisse celebrato, gli sposi portavano in offerta un'agnella alla dea. L'agnella veniva bagnata con acqua fredda: se tremava, il matrimonio non sarebbe stato felice e quindi non sarebbe stato celebrato. Inoltre, nella parte più ad est del tempio, vi è un altare che veniva utilizzato per i sacrifici in onore della dea Era. Al suo interno vi era una statua raffigurante la dea Giunone alla quale si rivolgevano gli sposi e le donne sposate e tradite, anche per condividere il loro destino. Il suo pavimento era in origine in marmo bianco ma durante la dominazione romana, i pavimenti vennero sostituiti. Oggi è possibile notare delle arrossature sulle strutture, causate da un incendio.
Il tempio di Ercole
Forse il più antico dei templi akragantini (fine VI secolo), ritenuto tra i più belli della collina, eccitò anche la cupidigia di Verre, il proconsole romano passato alla storia per le sue “spoliazioni”.
Questi, infatti, tentò una notte di impadronirsi del simulacro. “Ma -dice Cicerone nelle sue Verrine - non vi fu persona in Akragas, per quanto afflitta dagli anni, o debole, la quale spaventata, quella notte, dal terribile annuncio non sia sorta, e non abbia impugnato un’arma. Tutto il popolo in un batter d’occhio si precipitò verso il Tempio”.